Come possono le cicatrici influenzare la postura?
Le cicatrici non hanno solitamente un esito estetico o superficiale sulla cute, ma possono creare un segno profondo nella struttura dei tessuti. In seguito a interventi chirurgici, traumi o ferite, il processo di riparazione dell’organismo produce un tessuto connettivo duro che può dare vita ad aderenze, limitando la mobilità e incidendo sull’intero equilibrio posturale.
L’obiettivo di questo articolo è comprendere in che modo il tessuto cicatriziale interagisce con il sistema fasciale e muscolare, quali alterazioni posturali può determinare e come approcci integrati come l’osteopatia e la fisioterapia intervengano per ripristinare la corretta dinamica corporea.
Come possono le cicatrici influenzare la postura: cosa afferma l’osteopatia
Secondo la visione osteopatica, il corpo umano è avvolto e interconnesso dalla fascia, una rete ininterrotta di tessuto connettivo che connette muscoli, ossa e visceri. Quando si crea una cicatrice, la naturale elasticità della fascia viene sostituita da una struttura fibrosa e difficilmente deformabile. Quindi, in base alla prospettiva propria dell’osteopatia, le cicatrici influiscono sulla postura tramite diversi meccanismi:
- Trazioni fasciali asimmetriche: Il tessuto cicatriziale “tira” la rete fasciale circostante, dando vita a tensioni a catena che compensano, sbilanciando la postura anche lontano dal sito della lesione.
- Alterazione dei recettori propriocettivi: I recettori nervosi nella pelle e nei tessuti sottocutanei possono mandare alcuni segnali alterati al sistema nervoso centrale, cambiando dunque lo schema di movimento.
- Restrizione della mobilità viscerale: Le cicatrici profonde, come quelle addominali o pelviche, potrebbero limitare lo scivolamento dei visceri, costringendo il tronco a posizioni difensive o di compenso.
Scollamento cicatrice addome: come si connette alla mobilità del corpo?
Le cicatrici addominali, ad esempio nate da interventi come cesarei, appendicectomie o laparotomie, rappresentano uno delle situazioni più chiare di interferenza sulla mobilità generale. L’addome è il centro di raccordo tra la catena muscolare anteriore, il diaframma e il bacino.
Svolgere un corretto scollamento della cicatrice all’addome consente di rompere le micro-aderenze superficiali e profonde. Quando la cicatrice addominale resta “attaccata” ai piani sottostanti, la persona tende ad assumere una postura flessa in avanti per ridurre la tensione, riducendo, dunque, l’estensione della colonna lombare e bloccando la corretta escursione del diaframma mentre si respira.
Quali sono le cause del troppo tessuto cicatriziale e possono modificare la postura?
La formazione eccessiva di tessuto cicatriziale può avere origine da molteplici fattori biologici e meccanici durante la fase di guarigione della ferita:
- Infezioni o complicazioni post-operatorie: Ritardano la chiusura della lesione e stimolano un’iperproduzione di collagene.
- Tensione sui margini della ferita: Un’eccessiva trazione meccanica mentre la sutura contribuisce a una cicatrizzazione marcata.
- Predisposizione genetica: Variazioni individuali nella risposta infiammatoria e nei fibroblasti.
La presenza di un volume eccessivo di tessuto connettivo rigido può alzare le probabilità di una rigidità locale, limitando l’ampiezza di movimento delle articolazioni adiacenti e costringendo la catena muscolare a compensare, in questo modo si modifica la postura verticale sia in statica sia durante la deambulazione.
Cicatrice atrofica e cicatrice ipertrofica: differenze sull’influenza di movimento e postura
Non tutte le cicatrici comunicano con i tessuti allo stesso modo. La struttura morfologica del tessuto guida la tipologia di restrizione biomeccanica:
- Cicatrice atrofica: Si presenta incavata rispetto alla superficie cutanea per via di una carenza di collagene. Può dare vita a punti di ancoraggio rigidi tra la cute e le fasce sottostanti, fungendo da “perno” che limita lo scorrimento dei piani tissutali.
- Cicatrice ipertrofica: Si presenta rilevata, arrossata e spessa, rimanendo tuttavia nei confini della lesione originale. L’eccesso di collagene la rende rigida e sensibile alla trazione, portando a delle risposte muscolari di difesa che modificano il movimento fluido delle articolazioni vicine.
Entrambe le forme richiedono una valutazione specifica nel contesto del trattamento delle cicatrici chirurgiche per far sì che non emergano degli compensi cronici.
Trattamento cicatrici in fisioterapia: cosa prevede?
In ambito riabilitativo, il trattamento delle cicatrici in fisioterapia ha come obiettivo quello di restituire l’elasticità tessutale, per integrare il segmento corporeo leso nel corretto schema motorio. Il piano terapeutico prevede:
- Terapia manuale e massaggio trasverso profondo: Tecniche all’avanguardia per decollare la cute e rimuovere le aderenze con i tessuti sottostanti.
- Strumentazione fisica: Utilizzo di tecarterapia o ultrasuoni per stimolare la riorganizzazione delle fibre di collagene e l’irrorazione sanguigna.
- Kinesio Taping: Ovvero, si applica un nastro neuromuscolare per sollevare la cute e favorire il drenaggio linfatico e la mobilità superficiale.
- Esercizio terapeutico di allungamento: Movimenti guidati per riabituare i tessuti alla tensione fisiologica mentre si effettua un gesto motorio.
Come sciogliere il tessuto cicatriziale e liberare corpo e mobilità?
“Sciogliere” il tessuto cicatriziale significa renderlo più idratato, flessibile e malleabile tramite degli stimoli meccanici graduati. L’autotrattamento quotidiano e le tecniche professionali possiedono un ruolo fondamentale in questo processo. Quindi, le azioni principali per favorire la liberazione dei tessuti includono:
- Massaggio e scollamento quotidiano: Eseguire manovre di pizzicamento e scorrimento lungo e attraverso la linea della cicatrice in seguito alla completa rimozione dei punti e la chiusura della ferita.
- Utilizzo di oli o gel siliconici: Favoriscono l’idratazione e migliorano la plasticità della cute mentre avviene la manipolazione.
- Integrazione con contenuti esplicativi: Spesso i pazienti consultano un video del massaggio di scollamento della cicatrice offerto dai professionisti per apprenderne l’esecuzione corretta a casa senza dare vita a infiammazioni reattive.
Quale medico cura le cicatrici e la connessione con il movimento corporeo: l’osteopata tratta le cicatrici?
Il percorso di valutazione e cura delle cicatrici include diverse figure professionali specializzate, tra cui:
- Il chirurgo plastico o Dermatologo: Medico specialista utile per la diagnosi strutturale o un’eventuale revisione chirurgica, includendo anche trattamenti medici avanzati, tra cui infiltrazioni o laser.
- Il fisiatra: Medico specialista in medicina fisica e riabilitativa che imposta il piano di recupero funzionale globale.
- L’osteopata: Tratta le cicatrici focalizzandosi sulle loro relazioni fasciali, viscerali e posturali. Con delle manipolazioni dolci e specifiche, l’osteopata lavora sulle tensioni a distanza generate dalla cicatrice, riequilibrando la colonna, le catene muscolari e l’armonia del movimento corporeo.
Un approccio multidisciplinare e tempestivo permette di trasformare una cicatrice rigida in un tessuto funzionale, salvaguardando la postura ed evitando la cronicizzazione di dolori articolari e muscolari.

